Il demone

A volte mi sveglio con un demone accanto.
Ha la faccia molle ed è vestito di blu. Non mi hai mai detto il suo nome.
Quando apro gli occhi e lui è lì, lo sento accarezzarmi la testa con una mano e bloccare ogni mio movimento con l’altra. Mi incatena al letto in una morsa dolce, e io non faccio niente per liberarmi.
Quelli sono giorni che non hanno un inizio, ma solo una lunga fine.
«Perché non mi hai mai detto come ti chiami?» gli ho chiesto oggi.
«Perché non me l’hai mai chiesto» risponde. «Vuoi farlo ora?»
Cerco di decifrare la sua espressione, celata dietro la penombra della stanza. L’aria profuma di una cenere antica, qualcosa che forse un tempo era qui ma oggi non c’è più.
Penso di fargli quella domanda, e già la lingua sta per muoversi costretta dalle sinapsi.
Ma poi cedo sotto le sue carezze e mi abbandono al più profondo dei sonni.
Che senso ha, dopo tutto?

Pseudo


Freddo

Freddo.
Freddo che te lo senti in gola, nelle ossa. Freddo che te lo senti ovunque. Freddo che ferma ogni cosa, che trattiene, che conserva e non fa andare avanti. Freddo che non senti più nulla, freddo che brucia. Freddo che tremi, che ti sembra di avere le convulsioni. Freddo che non digerisci, che il cibo ti marcisce dentro e magari ti torna su ed è come se non hai mangiato. Freddo che il frigo si è rotto e ora congela tutto. Freddo che ogni cosa è nel ghiaccio, che è tutto appiccicato e non si stacca. Freddo che si attaccano anche le dita e per staccarle va via la pelle e a volte anche la carne. Freddo che non ti arriva più calore, che è tutto immobile anche dentro di te. Freddo che hai raggiunto le zero sul termometro e lo zero emotivo. Freddo che tutto rimarrà sempre così, che non cambierà mai. Freddo che ormai ho capito come funziona, basta combattere contro i muri. Freddo che questo muro divide però mi tiene anche al riparo e allora non lo scavalco. Non provo neanche ad abbatterlo o a girargli intorno. Freddo come la schiena quando la appoggio al muro e fischietto. Freddo che te lo senti tutto intorno ma ormai non fa molta differenza con me. Freddo che adesso quasi quasi mi piace. Freddo come il Natale che è bello, che c’è la neve e vedi i parenti e fai le tavolate e questo abbacchio è troppo buono. Freddo che a te ti voglio bene ma a quell’altro un po’ di meno quindi è meglio se stai con me. Freddo che tanto alla fine la storia si ripete, il ciclo ruota, il giro giro tondo che casca la terra e quando mi ritrovo giù per terra decido di non rialzarmi. Freddo così freddo che mi infilo nel sacco a pelo e dormo qui per terra.
Buonanotte.

Mister F


Pioggia

Piove.
Ti butti in strada senza ombrello. Vuoi sentirla in faccia, sui vestiti. Vuoi sentire l’acqua che ti entra ovunque. Vuoi lavarti da una macchia che non ti lascia. Un alone del genere non va via con la pioggia perché ce l’hai dentro. Allora apri la bocca verso l’alto e ingoi la pioggia. Ne bevi quanta più possibile, magari riesci a lavarti dentro. Ma non è acqua che lava. E’ umidità che viene dalla terra. E la terra è sporca, pregna di sangue e veleno. Millenni di scorie, cadaveri marciti e divenuti cibo per vermi. Corpi che hanno portato lo schifo degli umani nella terra. Ora la terra è piena di bassezza umana. L’umidità la assorbe, sale in cielo e diventa pioggia amara. Pioggia di rimprovero. E’ un circolo vizioso. Il cielo piange per quello che ha visto accadere in terra. Abbiamo anche violentato le nuvole con i bombardieri che sganciavano morte a tonnellate. Abbiamo stuprato qualsiasi cosa. Il cielo vomita acqua che non lava. Piove sulla nostra mediocrità, sulle nostre teste chiuse a guscio. Piove sulle lame che ci infiliamo sulla schiena, sulle pallottole che ci bucano i muscoli e le ossa. Piove sulla rabbia che ci tiriamo addosso, sui gusci che ci siamo costruti. L’acqua non ci bagna e se ci bagna non si nota. Perché siamo aridi, deserti senza oasi. Bollenti alla luce del sole ma gelidi di notte. Piove sulle nostre scelte infelici, sui vetri che ci dividono dagli altri. Il nostro fiato fa condensa per un attimo, poi scompare. Siamo vivi? Esistiamo? Nella pioggia è difficile capirlo. Non ne hai la certezza. Piove sui nostri occhi che non vedono più oltre. Il cielo piange la nostra miseria. Puoi vedere le sue lacrime? Sono tante e non si fermano. Prova a cercarti nella pioggia. Se ti trovi, allora forse ti salvi.
Forse.

Mister F



Vento

Tira vento.
Muove tutto, scombina i piani. Pensavi andasse in un modo invece poi arrivata una folata di vento e tocca ricominciare. Il vento si porta via i castelli di carte, i castelli di sabbia, i castelli di buone intenzioni. Il vento porta a passeggio le chiacchiere, i pettegolezzi. Il vento soffia sulle lingue biforcute e sulle bocche farcite di promesse. Il vento te le tira fuori. Da domani sarà così, da lunedì comincio la dieta. Poi passa il vento e tutto scompare. Il vento mi spintona, è un bullo. Dovrei contrastarlo, dovrei stare in posizione neutra. Me l’hanno insegnato a teatro. Metti i piedi paralleli, larghi più o meno come le spalle. Pieghi le ginocchia e rilassi le spalle. Così quando arriva il vento non ti sposti. Io invece ho i piedi piatti, le punte dirette alle dieci e dieci. Dondolo come un sacco da boxe, mi muovo come quei pupazzi gonfiabili dei saloni di automobili all’aperto. Dove fischia il vento e sembra che ti chiami, ma in realtà ti sta prendendo in giro. Fischia e poi si gira.  Che vuoi? Mica ti ho chiamato. Il vento poi si ingrossa, gonfia il petto, allarga le spalle. Le sue, le tue rimangono rilassate. Il vento diventa forte, diventa tempesta, bufera. Il vento si porta via tutto. Gli ideali, i giuramenti. Puoi gridare quanto vuoi, tanto nel vento non ti sente nessuno. Ti torna tutto in bocca e se gridi troppo forte ti si sloga la mascella e il vento si porta via pure quella. Rimani con la lingua penzoloni, una bandiera bianca che si arrende alla forza del vento. Perché è il vento a decidere, tu puoi farci ben poco. Quello che puoi fare è accettarlo prima di ritrovarti nell’occhio del ciclone. Prepararti alla tempesta che spazzerà via tutto. Porterà via tutte le parole senza sostanza, quelle senza ganci a cui aggrapparsi. Porterà via tutto il superfluo, finché non rimarrà solo ciò per cui valga la pena respirare.
Understand, it’s time to get ready for the storm.

Mister F



La Pompa

Sorge l'alba ed è mattino,
ci vorrebbe un bel pompino.
Forza cara, sia un buon giorno!
Metti le tue labbra intorno
e deliziami il cazzone
prima della colazione,
fammi una pompa amor,
fammi una pompa amor.


Quando è pomeriggio invece
posso sol farti una prece?
Mentre me lo prendi in bocca,
se la campana rintocca
e tu pensi ai sacramenti,
fammi sentire anche i denti!
Fammi una pompa amor,
fammi una pompa amor.


Il tramonto è l'ideale
per la pompa preserale,
fatta come aperitivo
mentre c'è il tg sportivo.
Il pompin può esser brutto,
basta che ti ingoi tutto!
Fammi una pompa amor,
fammi una pompa amor.


E infine giunge la notte,
quando tanta gente fotte,
ma noi siam sempre diversi,
un po' timidi e introversi.
Ci infiliamo il pigiamino
e poi tu mi fai un pompino!
Fammi una pompa amor,
fammi una pompa amor.


Setta del Cinghiale


Hamdulillah

Quando ti avvicini, mi metti l'hijab sulla testa Così è più sicuro. All'entrata dell'appartamento: passaporto italiano mi guardano gli occhi - Bugiarda, puoi passare. Ti cammino dietro e non diciamo una parola, nessun corridoio mi è mai sembrato così lungo, il soldato alle nostre spalle ci intimidisce con il fucile: sorrisino, ammiccamento. In fondo sono tutti uguali. La stanza è piena di gente con la tosse, stanno seduti con la kefia al collo e la sigaretta sull'orecchio con tutta la vita in un borsone e dicono Ci stanno sterminando. La morale buonista gli fa a pezzi le case e gli ammazza i genitori, ma chi sono "loro"? Quello con gli occhi neri e l'orecchino, lo vedi? Ha 31 anni e ha recitato in un film, una cosa da niente, però chissà magari un giorno. Dai, togli l'hijab. Ci sediamo, gli altri fanno posto: voi vi baciate. Tu e lui, mezzo metro di lingua e due erezioni. Vuoi fumare? Il mondo fa sempre più paura, non c'è pace da queste parti, con queste facce, il sesso tra due uomini neanche a parlarne. Come glielo spieghi che noi amiamo tutti? Anche questo è un talento. Il nostro. Il narghilé dice: tieni la mente molto molto molto aperta. Soprattutto quando Andiamo al campo, portiamo le medicine. Ma lei non può venire. Io? La maggior parte di queste persone è islamica e le donne no: lo dicono i marinai. Metti l'hijab altrimenti è impossibile camminare per strada senza che ti violentino, non basteranno dieci di noi a difenderti, e te lo saresti pure meritato. Dicono. Prendo le borse con gli antipiretici, pesano, mi fa male la spalla, la strada è lunga e piena di sassi, i miei piedi non hanno mai sopportato bene le scarpe. I soldati guardano, ogni occhio è una promessa o una minaccia, non gli sfugge niente (o sì?). La gente non si fida, hanno bisogno ma non d'affetto, gli dico che ho avuto fame anche io ma chiedono lenzuola pulite, preservativi, visita ginecologica una volta al mese. Fanculo la tua amicizia da quattro soldi - che presuntuosa. Mi siedo, sono come voi. No, sei bianca. Nessuno ti spara per il tuo colore - però a Las Vegas il croupier diceva Niente italiani, italiani mafia. Non è la stessa cosa. Tu fai foto dappertutto, anche appeso agli alberi perché sei bello come loro. A questa gente non frega della tua faccia, se ti sei depilata, se hai lavato i denti. Vogliono i documenti per la Francia o la Danimarca, attaccati al cazzo tu e l'esistenzialismo. Vogliono una casa e il cellulare, arrivare a domani, pagare le tasse o decidere di evaderle. Fanno così con le mani? Che offri? Ho portato la mia opinione sulla giustizia sociale e le leggi razziali. Brava, mettetela nel culo. Sono anche informata sulla storia e la politica estera dell'Occidente. Si mangia? No. Venite a casa mia, raccontatemi di voi. Non sanno che dirmi, mi sembra lo zoo, li guardo che mi guardano dalla gabbia e dico Ecco le mie noccioline, io amo gli animali. Come sono evoluta, un pokemon di grande livello. Non sai niente di te finché non sei stato con qualcuno che ha perso tutto, quando i tuoi "io quella volta" hanno smesso di avere senso e fanno solo ridere, in confronto. Quando da tre giorni non hai acqua e non puoi lavarti ma soprattutto non puoi bere, quando la luce è solo quella del sole perché l'elettricità non l'hanno ancora concessa. Se hai fatto la brava forse te la portano a Natale.

Chicana


Bambina in scadenza

Ma che bello il centro commerciale in una mattina di sole. Tutti che vogliono farsi il loro giretto, guardare - ma non toccare. Camminano insieme o da soli, che importa, manca poco a natale, vogliamo stare tutti tranquilli. Hai visto quella? Occhiolino, bacetto. Ridiamo tutti ché la vita è bella. Solo che a un certo punto. Puf, basta. Complimenti agli stronzi che arrivano sempre un attimo dopo su tutto, quando ormai - ops, c'est trop tard. Pensavi che funzionasse... come? Invece ti eri sbagliato, capita. E che sia proprio io a dirtelo come ti fa sentire? Il fallimento era in agguato. [L'errore disumano, la guerra dei mondi]. Non ti avevo detto che in borsa porto sempre un tirapugni? Non è per me, certo che no. Ah pensavi che volessi... non diciamo assurdità. Finisci il tuo giro adesso e non preoccuparti di nulla. Guarda se per caso ti serve qualcosa per arredare il tuo spazio di... quanto? 180 mq? Meno? Con quest'arredamento modulare da paesi nordici ormai si può fare di tutto - ogni posizione arriva con il libretto di istruzioni. Va bene per chiunque, c'è il metro per vedere di quanti centimetri è il tuo arredamento. Ma stai sereno, le dimensioni non contano: lo dicono tutte. Eppoi, ci vediamo fuori. Mi sembrava che volessi dirmi qualcosa, a forza di guardare, ti mancava solo la parola. Apri la bocca, grande grande e... gnam, te le presto io. Che bella giornata, miao. Mettiamo una canzone d'amore e buchiamo le gomme delle macchine, ti va? Ci vuoi venire con me? Sono una teppistella cocca di papà, ho un gancio da macellaio nella borsetta del trucco. Annusa, annusa - è sangue. Dammi la mano, ti dico un altro segreto: toccami qui. È una sparachiodi. Se sei un maniaco dei coltelli ti seguo in capo al mondo. Una volta prendevo lezioni di tiro con l'arco poi mio padre ha capito che cercavo di uccidere qualcuno e mi ha portata al poligono di tiro. Ok, ok, mi concentro: volevi prendere il divano? Lo specchio per il bagno? Ti ascolto. Se ogni tanto mi perdo è per l'ADHD, non serve che tu sappia di che parlo. Sono d'accordo che questi imbroglioni si mangiano il paese e sui discorsi in generale, sulle guerre e la fame, l'anarchia e il capitalismo, mi piace la tua faccia da supereroe. Ecco, se riuscissi ad essere sempre così bello ti amerei senza pensarci due volte. Ma poi quando devi comprare il cavo per l'antenna o i preservativi vorrei che morissi, e allora: (c'è qualcosa di profondamente distorto in te). È vero, scusa. Ma il tempo è un soffio, siamo qui solo ora e poi basta per sempre, scomparsi, mai esistiti - per cosa ti stai conservando? "E invece io che sono una bambina in scadenza..." ecc ecc. Andiamocene, tutto questo non ci serve.

Chicana



Come sempre

La verità è che i giovani si sono sempre annoiati. Altro che immaginazione e giochi fatti con quello che capitava. Si sono lanciati in guerra mondiali per non annoiarsi. Quando hanno finito le munizioni, sono partiti in viaggi psichedelici. Poi sono atterrati nella piste da ballo improvvisate dei rave party. Ora guardali: davanti agli schermi al plasma, sono abbacinati da immagini distopiche. Dicono di non volere, dicono di non sapere. Affidiamo alle loro spalle le fondamenta di un mondo nel quale fatichiamo a riconoscerci. Li sollecitiamo perché possano essere interpreti di una velocità al quadrato, ma poi centelliniamo consigli e rimpiangiamo sagre da stra-paese.

La verità è che non ne sappiamo poi molto. Fingiamo di poter distinguere il bene dal male, finiamo per mescolarli entrambi, offrendo cocktail di contraddizioni di cui facciamo incetta. Siamo la gioia dei terapeuti, il cordoglio dei librai. Li coccoleremo fino ai primi sintomi dell’Alzheimer, quando embolie e solitudini si sovrapporranno a festicciole e cotillon. Oggi insieme, domani chissà…

Orofino


Psicosi delle 4:48

Fa freddo di notte non dormi non dormi non dormi, la punteggiatura non sempre aiuta ma bisogna conoscerla per sapere come smettere di usarla, e la bocca sa di metallo arrugginito. Mmm, che buono. Non dormi, ma il bicchiere? Dov'è il bicchiere? Se è insonnia che almeno sia ben idratata, l'acqua sa di plastica. "E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto". Buio, buio ma illuminato dalle luci, nemmeno di notte ci si può scambiare i segreti, c'è sempre una luce di troppo - per i maniaci del controllo. Tachicardia  notturna appena ti alzi e fai le scale di corsa, ma il corpo sa che sei sveglio? "E guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l’altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te". Chiodo fisso, lo chiamano il pallino. Tu ce l'hai. Mica uno, tanti. Paranoia e compulsione, che brutto mix, da serial killer. Di sicuro non funzionerà, va bene solo per un bacio, una cosa così, con la lingua, facile da capire. E poi vi sentirete che tira da dentro ma lascia perdere, non è abbastanza intelligente per andare oltre. The black hole è troppo profondo, la vergognosa tela del ragno rimangiatela [scusami, non voglio farti questo]. Puoi fermarti, se c'è un momento giusto, è questo. "E non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo". Non sai cosa sia ma sai che non funziona, c'è qualcosa, parla la tua lingua ma non vi capite - qualcosa c'è. Sarebbe già successo, altrimenti [succede subito oppure mai]. Il pallino: rimbalza di continuo nella testa. Fai finta di niente ma sei il tipo di persona che certe cose le sa. Peggio per te. L'insonnia ti mangia un pezzo dal basso, forse un piede, mastica. Eviti i pensieri per non cadere nella trappola del buio, benissimo, abbiamo un attacco di vigliaccheria. A questo ci penserai domani, mh? Solo il sonno può salvarti dal pallino, e da tutto il resto. L'orologio si porta via le ore in modo vergognoso, senza pietà. Che schifo, un attimo fa era l'ora di cena e adesso sono le quattro di mattina. Quegli stronzi uccelletti tra poco inizieranno a chiamare il sole, c'è un suono più fastidioso di quello? Il tempo delle mele è finito, se mai c'è stato. "e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo". Non capisci? Il pallino ti tormenta, capisci sempre tutto ma questo no. L'anima irriducibile non lo accetta, non si ferma davanti a niente, brucia brucia brucia: ha fame. Gli animali sono stati sacrificati e le persone anche. La puzza di carne resta nelle pareti. Ma come si fa a dormire la notte? Hai sonno, a intervalli regolari. Non guardi niente, non fai niente. Non fai ridere né piangere - amabile nullità. L'ha detto Cíoran? Chi può dirlo. "E parlarti in un pessimo tedesco e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te". A quest'ora ogni pensiero è spappolato. Sposta i pensieri avanti di tre ore, la sveglia te li ripropone puntuali.

Chicana


Piccolo incidente interdimensionale

Non capisco come tu faccia a sentire la mia voce. Non dovremmo neanche sfiorarci.
Chi sono? Sono la consapevolezza. Sono il futuro rivelato. La conseguenza delle tue scelte. Sono il vento dell’avvenire che soffia in anticipo. Ma sono anche le orme che hai lasciato, il segno indelebile che hai lasciato nella linea temporale, ciò che è fatto e non può tornare.
Sono tutti i tuoi infiniti te. Dal primo vagito alla fine dell’esistenza. Sono tutte le infinite combinazioni delle tue decisioni. Sono lo specchio che riflette le tue versioni alternative. Sono il te che non ha mai lasciato la ragazza del liceo. Sono il te che non ha preso quel pullman sotto la pioggia. Sono il te che deciso di tradire gli amici. Sono il te che ha ucciso. Ma sono anche il te che si è salvato. Sono il te che è riuscito ad evitare l’incidente. Il te che ha insistito finché non ha vinto. Sono le lacrime che non hai versato e i sorrisi che ti sei negato. Sono tutti gli obiettivi acciuffati all’ultimo secondo e tutte le spugne gettate al primo tentativo. Sono il te che ha preso un’altra strada. Altre milioni di strade. Incredibili sequenze incrociate di possibilità, scorrono in me fiumi di incognite.
Potrei farti vedere tutto, ma tu sei un uomo. La tua mente non è progettata per contenere tutto questo. Hai posto per una sola strada. Uscire dai tuoi confini ti renderebbe pazzo. Non puoi scavare nell’abisso profondo della conoscenza. Il rimpianto e il dubbio chiuderebbero le fauci su di te, riducendo la tua anima a brandelli.
Dunque perché tu riesci a vedere la scia di luce che lascio nella trama dell’universo? Perché riesci a sentire l’eco dell’infinito che tuona nelle mie corde vocali?
Noi non dovremmo comunicare. Tu sei uno, io sono troppi. Troppe versioni di te popolano il Macroverso del “se avessi”. Non puoi conoscerle, il tuo cervello esploderebbe in un lampo gelatinoso.
Stammi lontano, se ci tieni a te. Ignorami, prosegui per la tua strada senza guardarti intorno. Inutile affrettare il passo. Dove tu vuoi arrivare, io sono già arrivato. Ho raggiunto anche ciò che stai evitando. Sono partito dal tuo stesso punto, ma ho percorso ogni strada. Io SONO ogni strada. Quindi allontanati da me. Continua dritto, senza fretta ma senza sosta. Una volta passato il bivio, non voltarti verso la biforcazione. Fa che le tue scelte siano irreversibili nel tuo animo.
Tu sei parte di me, ma non è tempo che tu mi conosca. Non finché sarai di carne. Per ora, rimaniamo come dovremmo essere. Perfetti sconosciuti.

Mister Tenant



Condanna a banda larga

L’aria si era fatta pesante, nel Grande Tribunale.
Le pareti altissime sembravano volersi chiudere sulle spalle dell’imputato, che ora tremava di fronte agli sguardi famelici della Grande Giuria dei Leoni da Tastiera.
L’Onnipotente Giudice, Dott. Ing. Guido Maria Alberto Faccialibro, teneva stretto in pugno il gigantesco martello blu, con il pollice alzata stampato su entrambi i lati.
L’avvocato difensore aveva fatto il possibile, esibendo documenti pieni di cuori e adesivi colorati. Ma la difesa sembrava prossima a capitolare, sotto la pressione asfissiante del popolo informato, reso potente dallo statuto del WEB (Welfare degli Eccellenti Beceri).
E’ vero, aveva sbagliato. Ma era in buona fede. Tutto era nato un banale malinteso. Può succedere. Le parole sono elementi affascinanti. Le combinazioni sono infinite e gli stessi elementi, se disposti in modi diversi o espressi in momenti differenti, posso assumere significati opposti. Il messaggio viaggia da una mente all’altra e il pericolo dell’interpretazione è dietro l’angolo. Il gioco del telefono ha fatto più vittime della malaria.
Tante condanne erano state giuste. Tanti colpevoli hanno rivendicato i loro crimini, senza rimpianto alcuno. Ma tante altre pene erano state assegnate per mancanza di confronto.
La giuria è implacabile. La giuria prende per buona la prima. Non torna indietro. Sente ciò che vuole sentire ed è pronta ad attaccare, a seconda del tipo di indignazione che la moda ci ordina di seguire.
C’era la stagione della salute, quella del lavoro, quella della politica e quella del sesso.
La giuria sente la prima voce che si alza dal coro e la osanna, senza se e senza ma. Senza documentarsi, perché documentarsi è una perdita di tempo. È deleterio. Il WEB ci dà tutto, non c’è bisogno di cercare, di scavare. La pappa è già pronta ed è buona.
Dunque, l’imputato è colpevole di qualcosa che non aveva in mente, ma che gli è scappato di bocca. Il martello di Faccialibro batte forte. Una, due, tre volte. I leoni ruggiscono, protetti dai monitor. COLPEVOLE! COLPEVOLE! COLPEVOLE!
A quel punto, il movente non conta più nulla. Il reato passa in secondo piano. L’importante è punire. Punire. PUNIRE.
Che la gogna abbia inizio! Che l’umiliazione lo accompagni per il resto dei suoi giorni! Che la violenza lo colga e lo spinga all’abbandono, all’isolamento, al suicidio!
..
.
Beh, sperando che l’imputato non sia uno di quelli tosti. Di quelli che si ostinano a difendere le loro idee. Che vanno avanti, nonostante le condanne. Che credono nel CONFRONTO. Nel CHIARIMENTO. Nella COMUNICAZIONE. In quel caso, sarebbe una bella gatta da pelare.
Non esistono ancora martelli così grossi da riuscire a schiacciare coloro che, nonostante tutto, pensano ancora con la propria testa.


Mister Tenant



Boom

Smettetela, non vi crede più nessuno ormai. Volete sembrare invincibili, ma siete il prodotto di un fallimento mascherato. Annunciate la vostra follia ai quattro venti, sperando che qualcuno vi consideri. Avete montato profili social basati sul nulla. Su ciò che non siete. Aprite la vostra finestra digitale, vi affacciate e urlate al mondo che siete pazzi. Che siete diversi.
Per favore, smettetela.
Siete il modellino incartato del terzo millennio. Siete dildo difettosi per la fica umida del capitalismo. Vi lasciate infilare parole nel culo e le sparate identiche dalla bocca, spacciandole per vostre. Siete giocattoli, marionette, gli ultimi acquisti prima di Natale. Siete l’oggetto del finto desiderio di una folla di morti che obbedisce ad una scatola parlante con centinaia di canali in HD.
Volete conoscere un vero figlio di puttana? Guardatemi in faccia. Leggete il dolore tra le rughe della fronte e guardate come si trasforma in reazione. Guardate come accantono i rimpianti e metto a tacere i piagnistei. Ascoltate l’eco sanguinante della mia voce che vi dice di andare affanculo.
Assaggiate il sapore della rabbia vera, voi che vi indignate con un’emoticon e guarite malattie con un like. Guardate com’è un vero essere umano, fatto di carne e ossa e sangue che scorre in mezzo.
Questo è il dolore autentico, stampato sulle mie labbra serrate. Non la finta empatia dei vostri commenti, sotto le foto di una guerra che non state subendo.
E adesso, temetemi. Fatelo, prima che la vostra incoscienza mi costringa a farvi provare la vera sofferenza. Sono una fottuta arma nucleare, un impasto di tritolo e merda, pronto a fare il botto da un momento all’altro.
Sono il lupo cattivo che mangia voi, vostra nonna e pure il cacciatore. Poi cago il fucile e lo uso per aprire varchi. Quelli che voi trovate già aperti per aver leccato culi, io li apro a modo mio. Con i pallettoni da quarantacinque millimetri e tanta voglia di dirvi in faccia quello che penso. A tutti. Senza filtri e senza hashtag.
Non vi salverete, ragazzi. Non provateci neanche a darvela a gambe. Io vi raggiungo. Vi raggiungo tutti.
Voi siete plastica. Io sono esplosivo al platico.
Il conto alla rovescia è già iniziato.
Ecco che arriva il botto.


Mister Tenant


Donna coriandolo

Sì, vabbè, io faccio finta di crederti. Rumino qua e là sforzandomi di immaginare che dietro quel tuo silenzio ci sia un pensiero. O un ricordo. Al massimo un dolore. Ci provo, ti giuro che ti provo. Ti guardo e mi convinco che tu abbia ragione. Che ti comporti così perché sei arrabbiata. Unilateralmente arrabbiata. Suppongo che il veleno con cui mi abbeveri non possa essere figlio del caso. Deve avere un senso. E’ chiaro. Dietro c’è qualcosa. Io ci credo, lo so. Magari non te ne accorgi, ma vedo benissimo che ti stai nascondendo. Ok, non sarò il migliore a capire tutte le situazioni al volo. Non avrò sempre pronte le parole più appropriate. Sbaglio, cazzo se sbaglio! Vorrei dire ogni volta la cosa giusta, ma poi mi ritrovo tra le mani la solita banalità. Tu mi riservi un’occhiataccia di traverso. Deficiente, stai pensando. Lo sento. Sento anche questo.  La tua sciabolata mi arriva fin dietro le orecchie. Deglutisco e butto giù. Ci sono abituato oramai. Perché sei tu quella fragile. Quella da difendere. Io sono il forte. Con la pelle d’asino. Con la scorza dura. Non ho bisogno di delicatezze io. Tu magari, non io. A me rimane solo di proteggerti. Anche se non ho capito ancora bene come e da cosa. Però devo farlo perché funziona così, no? Io sono il maschio e tu la femmina. E allora ti salvo. E’ l’equazione della vita. Mi faccio concavo e ti accolgo. Tu ti aggrappi e mi fai male. Io soffro e rimango in silenzio. Tu digrigni i denti e bestemmi. Funziona così, no? E’ sempre stato così. Certo, talvolta arrivo in ritardo sul pezzo. Tu mi entri sulle gambe e mi ammonisci. Io cerco di protestare, ma mi azzittisci. Tu vaneggi e io lecco le mie ferite. Eppure qualcosa vorrei dirtela. Ma non si può. Non scherziamo. Sei angelo, non sei diavolo. Comunque vada, rimane che hai ragione tu. Per forza. A oltranza. Ovvio, io sono insensibile. Stupido. Un cretino. Che ne posso mai sapere? Hai mille volte ragione. Tu, tu e solo tu. Ora non parli. Perché dovresti? Non ho capito prima, perché dovrei capire poi? Non ci arrivo. Tu rimani un alfabeto indecifrabile, una narrazione inarrivabile, una profondità incolmabile. Povero diavolo che sono. Mi annullo per te. E lo chiamo amore. Mi dissolvo per te. Tu sei l’autocelebrazione del niente, io il sacerdote delle mosche. Nel tuo silenzio hai costruito un tempio. Anche oggi mi addormenterò con un gusto amaro in bocca. Mi rigirerò nel letto e farò l’alba. Ripenserò a tutti i vuoti che mi hai donato e a tutte le scatole chiuse che mi hai fatto trovare. Ai sogni che non mi hai fatto sognare e agl’“oggi” che hai preferito trasformare in “domani”. In confidenza, i tuoi silenzi mi snervano un po’. Alla lunga mi ci dovrei pulire i piedi sopra. Dici che non valgo niente e ricambi i miei sorrisi con smorfie di cui ignoro la natura. A ben pensarci, hai anche poco da dire. Perché le parole ti sfuggono, misera, miserissima donna-coriandolo che non sei altro.

Orofino


Dentro

Tutto non funziona come dovrebbe. Non mangio e l'insonnia poi mi addormento sul tavolo a ristorante, e nessuno vuol crederci. Che prendi? Niente, scusa, mangio solo dolci, la cartella clinica parla chiaro. Tu non dici mai le bugie perché sei coraggioso e chiedi: perché ti innamori di altri uomini? Nemmeno io le dico, il deficit dell'attenzione me lo impedisce. Rispondo per come stanno le cose. Ho bisogno di calore, tu sei un animale a sangue freddo - il tuo corpo dice: vieni che ti uccido. E allora, cerco un po' di caldo [stammi più vicino]. Poi vedi quant'è grande la tua rabbia per me. Tanto quanto l'amore. Per ogni volta che mi disprezzi c'è bisogno di qualcuno che comprenda. Che mi prenda con - sé. [Scappiamo insieme?]. Non tornare - mi dici - Anzi no, non andare. Mi dispiace, dimagrisco solo quando amo, a stare con te c'è solo abuso: cibo cibo cibo. E tutti gli altri. Vieni, mangia un po' di rabbia. E mi uccidi in ogni posizione, non c'è pace nel tuo corpo - sei il dio della guerra. Chi ha iniziato per primo non lo so. Ero già gravemente compromessa quando - il tuo occhio mi ha soppesata. Quanto vali? Chiedi in giro: il tempo che ci vuole per sospettare che mi ami e tutto il resto che ti serve per decidere che mi odi. Sei pentita? Ogni giorno. Eppure. Scusa ma quando l'ho visto ho capito subito che mi sarei innamorata, lo hai capito anche tu. Mi hai guardata e - confermo. Ho tanti pensieri, la testa mi pesa: amore puoi rompermela con una pietra e farli uscire? Prima lo amo poi pensavo di investirlo con la macchina o soffocarlo col cuscino. Per tornare, sai che non mi allontano mai davvero. Devo solo dimagrire un po'. Venti o trenta chili. Quando mi guardi non mi vedi e involvo - nella prossima vita sarò bella. Gli uomini vogliono solo scopare. La grande verità del nostro secolo. Me la ripeti come un mantra e invece. Non ne ho amato uno di quelli che dici tu. Solo grandi amori - mi fai così banale? La parola puttana ti piace perché sei misogino. Io invece sono: diamoci tutto fino al fondo. Altrimenti per una ricarica del telefono non sai che ti fanno, ogni richiesta pur di avere il nuovo iPhone - a me non serve, ce l'ho già. Quello che chiedo non si può comprare quasi mai, non amo gli uomini che sanno dare un prezzo alle cose. Il mio amore è un buco profondissimo, non tutti tornano su, ci vuole molto coraggio per entrarmi dentro. Che cerchi, che ti manca? Vita. Sono morta appena nata ma ho preso un corpo in cambio - zombie indegno, e un'altra mamma ancora piange al posto della mia. Sono una ladra. Rubo di tutto, dico sempre: non lasciatemi da sola. Non perdetemi di vista. Vi svuoto casa e poi mi impicco sul pranzo di natale, non sia mai. Rubo anche le cellule che si muovono perché il sangue sotto pompa, pelle calda e pensieri luminosi. [Resta con me, muoio di freddo e buio]. Sola: sono la donna sola più circondata da persone. Come? Non vi sento. Non capisco nessuna lingua, tranne quella che ho in bocca. Bisognerebbe essere più precisi con le parole. Pensavo bastasse baciare di più, lo sai che non sono mai stata tanto intelligente. Ops, colpa mia. Però che bello quando. Ti tremano gli occhi e la voce se lo guardi e poi ogni perversione insieme diventa un gioco - al massacro. Lasciamela questa, che sembra una felicità.

Chicana


Illusione

Affondo nel mio fango
cercando un po’ di pace
distraggo ogni mio giorno
che così vola veloce
osservo un crocifisso
ma dentro tutto tace
poi goccia dopo goccia
prevarica la luce.

Fade


Highway One

Hai mai letto Amy Hempel quando racconta della Highway One? Dice che ci sono molti punti panoramici. Io ci ho fatto un pompino su uno dei punti panoramici che dice lei. C'erano le ville e neanche una persona per cui ci era sembrato il posto perfetto per una cosa del genere. La Highway One è il posto perfetto per fare pompini senza che nessuno chiami la polizia. Il rischio dei punti panoramici è che ci si faccia prendere la mano, quello è il rischio che corre ogni ragazza che si fa portare in macchina sulla Highway One. Alcune possono raccontarlo, altre no. Per come la vedo io l'unico vero pericolo di trovarti nella macchina di un uomo sulla Highway One è fare qualcosa di molto stupido. Vedi: vomitargli sulle gambe perché ha spinto troppo forte. Vedi: girare la faccia perché gli puzzano le mutande. Le donne devono pensare a questo genere di cose, anche se gli uomini fanno finta di non saperlo. Restano sempre con gli occhi grandi così quando lo scoprono, forse perché per educazione certe cose non si dovrebbero dire. Un uomo che ho amato tanto mi diceva sempre Ma tua madre te le ha mai date due sberle per insegnarti un po' di educazione? Mia madre non credeva nei metodi repressivi, era una cazzo di hippie pacifista e bipolare. Non mi ha mai punita e infatti sono una maleducata, lo dico per evitare polemiche future. Mi limito a stare attenta a non farmi seppellire in qualche punto panoramico sulla Highway One o da qualsiasi altra parte. Per il resto, il tempo ha dato ragione alle persone che ho amato sul mio conto. Per questo ora non le amo più, e loro non amano me. Ci sono passata mille volte sulla Highway One per andare a San Francisco, una strada che non puoi immaginare se non ci sei stato però cazzo che bella. I tamales lì sono buonissimi, niente di paragonabile a quelle schifezze che fanno in città. Ecco, non lo so perché ma più ci si allontana dalla folla e più le cose hanno un altro sapore. Non ci sono posti per far pompini anche a Los Angeles? Se sai che ha una superficie di 1300 km quadrati ti sei risposto da solo. Lontano dalla gente è sempre meglio, lontano dai posti che piacciono a tutti, dove non sempre sei sicura di poterlo raccontare - o succede solo a me? Insomma a me è sempre piaciuto il modo in cui Amy Hempel descrive la Highway One e anche tutte le altre cose lontane dall'ordinario che descrive. Anche se non sempre sono sicura di poterle poi raccontare anch'io.

Chicana


La bestia incravattata

“Perché pensate alla violenza del mondo? Perché non pensate alla violenza che è in voi?” - B. K. S. Iyengar -

Ora che il sangue pompa forte nella carotide, questa cazzo di cravatta mi sta uccidendo. Meglio allentarla un po’. Non è facile. Provateci voi ad allentare il nodo con una mano, mentre con l’altra tenete a bada la puttanella.
Adesso non lo vuole più fare. Prima si innamora del bolide che tuona sotto la sua finestra. Ora vuole tornare a casa. Prima si bagna tutta, mentre divoro la città e supero gli sfigati. Ora vuole solamente essere accompagnata al suo portone. Prima entra dall’ingresso vip, mentre tiro fuori dal taschino della giacca scintillante, fresca di lavaggio, le tessere gold. Ora non vorrebbe essere mai entrata in quella topaia. Prima i suoi occhi brillano, nel riflesso dei miei gemelli. Ora sono colmi di terrore, mentre uso i polsi per tenerla ferma.
Credete sia facile? Sganciare la cintura di vero coccodrillo, slacciare la zip dorata, tirar fuori il serpente di marmo e trovare soprattutto quel maledetto buco, che ora lei cerca di rendermi irraggiungibile. Non è un gioco da ragazzi.
Stai buona, per dio. Non era questo che volevi? Lo senti, il profumo da quattrocento euro che ora ristagna sulla pelle dei sedili? E pensi che tutto questo sarebbe stato gratis, per te? Non credo proprio, signorina.
Tu ora sei il mio pezzo di carne. Quello di cui ho bisogno. Il mio premio.
Me lo merito. Ho calpestato i deboli e leccato culi potenti, per poter coprire il mio corpo d’animale con i tessuti più pregiati. Ho condannato a morte padri di famiglia, per avere duecentotrenta cavalli pronti a solleticarti le chiappe, mentre il motore sale a ottomila giri. Ho venduto l’anima in cambio di obbligazioni bancarie, per poterti dare lo sballo di una notte senza limiti. Quindi tu, ora, piccola troietta di periferia, sei il mio giocattolo.
E’ questo ciò che accade, dietro i salotti dei nostri circoli. La seta e l’oro nascondono le nostri carni pelose, colme di desiderio. E voi, oche anonime che aspirate alla meravigliosa eleganza del lusso, che volete vedere spalancate innanzi a voi le porte dei palazzi dove vive la gente che conta, che volete assaporare il potere senza aver prima strisciato nel fango come vermi da carcassa, dovete accettarne il contrappasso.
Lasciami inturgidire quei capezzoli. Voglio sentirli grattarmi il petto, quando sarò sopra di te. E smettila di spingere con i piedi. Con i soldi che ho speso per le scarpe che mi stai rovinando, potevo comprarne quattro come te. Sei stata fortunata, perché ormai mi sono incaponito. Io voglio te. E ti avrò.
Oh, la cravatta si è allentata, finalmente. Ci siamo, bambina. Questo è il punto di non ritorno.
Apri le gambe e chiudi la bocca. Abbiamo appena cominciato.

Mister Tenant